OBBLIGATORIETA’ DEL VACCINO ANTI-COVID PER IL PERSONALE SANITARIO: È ANTICOSTITUZIONALE?

Con l’art. 4 del Decreto Legge n. 44/2021, entrato in vigore il 01 aprile 2021, il Governo ha reso obbligatoria la somministrazione del vaccino anti Covid – 19 per medici, infermieri e tutto il personale sanitario “che svolgono la loro attività nelle strutture sanitarie, socio-sanitarie e socio-assistenziali, pubbliche e private, nelle farmacie e negli studi professionali”, definendo la vaccinazione quale “requisito essenziale per l’esercizio della professione e per lo svolgimento delle prestazioni lavorative rese dai soggetti obbligati”. 

La norma prevede una specifica procedura gestita dalle Aziende Sanitarie territorialmente competenti e sanziona il rifiuto alla somministrazione del vaccino antiCovid, se non giustificato da condizioni clinico sanitarie – debitamente attestate dal medico di medicina generale – che ne sconsiglino la somministrazione, con la sospensione del diritto di svolgere “prestazioni o mansioni che implicano contatti interpersonali o comportino, in qualsiasi altra forma, il rischio dii diffusione del contagio da SARS-CoV-2.”

A tal fine è previsto che il datore di lavoro (o l’Ordine professionale di appartenenza), ricevuta la comunicazione di mancata somministrazione del vaccino da parte del medico o dell’operatore sanitario, adibisca il lavoratore ove possibile a mansioni anche inferiori rispetto a quelle sino a quel momento esercitate, purché non comportanti rischi di diffusione del contagio. Ove tale assegnazione a mansioni differenti non sia realizzabile, la sospensione dall’esercizio della professione mantiene efficacia, senza retribuzione “fino all’assolvimento dell’obbligo vaccinale o, in mancanza, fino al completamento del piano vaccinale nazionale e comunque non oltre il 31 dicembre 2021”. 

In che limiti – ci si domanda – l’interesse collettivo alla salute pubblica, tutelato dall’art. 32 della Costituzione, può limitare il diritto del singolo individuo ad autodeterminare le cure a cui può e vuole sottoporsi? 

Sulla legittimità dell’obbligo vaccinale era già intervenuta la Corte Costituzionale, con la sentenza n. 258/1994, richiamata da ultimo dalla sentenza n. 5/2018 (a firma, peraltro, dell’attuale Ministro della Giustizia Maria Cartabia) che, in punto all’obbligo vaccinale quale requisito per l’iscrizione a scuola, ha affermato la compatibilità tra la legge impositiva di un trattamento sanitario e l’art. 32 della Costituzione, purché siano soddisfatti i seguenti requisiti: 

  1. che il trattamento sia diretto non solo a migliorare o a preservare lo stato di salute di chi vi è assoggettato, ma anche a preservare lo stato di salute degli altri; 
  2. che vi sia la previsione che il trattamento non incida negativamente sullo stato di salute di colui che vi è assoggettato, salvo che per quelle sole conseguenze, che, per la loro temporaneità e scarsa entità, appaiono normali di ogni intervento sanitario e, pertanto, tollerabili;
  3. che nell’ipotesi di danno ulteriore alla salute del soggetto sottoposto al trattamento obbligatorio – ivi compresa la malattia contratta per contagio causato da vaccinazione profilattica – sia prevista comunque la corresponsione di una “equa indennità” in favore del danneggiato.

Ad oggi l’opinione degli esperti giuristi intervenuti sul punto non è unanime. 

Un primo orientamento ritiene che il decreto legge in esame non violi il menzionato articolo 32 della Costituzione posto che la compressione del diritto fondamentale dell’individuo deve essere necessariamente controbilanciato da un vantaggio proporzionale alla limitazione imposta per l’interesse della collettività, principio a cui si sarebbe ispirato il legislatore nell’emissione del provvedimento in questione. 

Di contro, parte dei giuristi intervenuti sostengono che, nel caso di specie, non sarebbero soddisfatti i requisiti di cui alle sentenze richiamate, poiché, allo stato dei fatti, gli studi scientifici non hanno ancora dimostrato: (i) se e in quale misura il vaccino sia uno strumento idoneo a non contrarre il virus né a non diffonderlo; (ii) se il trattamento imposto incida negativamente o meno sulla salute dell’individuo. In altri termini, verrebbe imposta una vaccinazione obbligatoria sulla base di una “plausibile” incapacità di trasmissione del virus da parte dei soggetti vaccinati.

Il punto critico pare pertanto essere rappresentato dagli studi scientifici sino ad ora svolti ed è prevedibile (quanto auspicabile) che la questione in esame sia, ben presto, posta al vaglio della Corte Costituzionale.

Condividi:

Utilizziamo i cookie per essere sicuri che tu possa avere la migliore esperienza sul nostro sito. Per disattivarli contattaci o leggi la nostra cookie policy.